All’inizio dell’opera di Siegmund Freud
“L’interpretazione dei sogni”, si trova, in epigrafe, la strofa di Virgilio che
recita: “Flectere si nequeo superos,
Acheronta movebo” ( “Se non riuscirò a muovere gli dei del cielo, smuoverò
gl’inferi”, Eneide VII,312). Il padre della psicanalisi voleva così indicare
l’attività onirica come espressione delle profondità inconsce della psiche, da
lui accostate agli inferi.
Questa frase ci sembra oggi assai attinente per
tutto ciò che riguarda ciò che viene propagandato come il “Sogno europeo” che,
come è ormai evidente, non fu concepito per muoversi verso le regioni celesti,
ma per sprofondare negl’inferi.
Secondo le Scritture Indu, Maya rappresenta l’illusorietà del divenire fenomenico che si frappone
come un velo davanti al nostro sguardo, impedendo la vista del “reale” . Se dal punto di vista ontologico viviamo in
un’illusione, la stessa cosa si può dire secondo un punto di vista assai più
terreno, quello della narrazione dei fatti e degli eventi e della vita di tutti
i giorni, quello che si suole, con un eufemismo abbastanza grottesco, chiamare
“informazione”. Anche qui la
rappresentazione dei fenomeni copre con uno spesso velo la realtà, solo che in
questo caso il velo è costituito dalle menzogne con le quali, ciò che
chiameremo pietosamente lo “spirito del tempo”, cela la realtà.
In quest’ottica possiamo osservare il castello
di fandonie che è stato costruito, negli ultimi decenni, dalle varie marionette
di regime (giornalisti, economisti, politici), riguardo al famoso “Sogno
europeo”. Tutto questo per convincere gi ignari cittadini -e forse anche se stessi- che tutto
quello che veniva attuato sulla loro pelle e loro malgrado, e che è costato loro
“lacrime e sangue” (economicamente parlando), veniva fatto per “il loro bene”
(visto che vi è sempre qualcuno così lungimirante e generoso che conosce quale
sia il bene altrui e lo persegue, nonostante tutto).
Così è stata fatta un’accurata e quasi perfetta
opera di disinformazione atta a convincere tutti che questo Sogno, sognato solo da alcuni,
dovesse essere il Sogno di tutti. Certo, ma come non
pensare che i sogni di tutti non debbano essere popolati d’altro che una moneta
unica, un grattacielo situato a
Francoforte con davanti una € circondata da tante stelline? Come non ritenere
ovvio che la direzione maestra sia quella di sottoporsi ad inutili sacrifici,
sottoporsi a parametri macroeconomici arbitrari, che vengono dettati da
istituzioni sovranazionali (la famosa troika) capitanate da repellenti
marionette?
Quanto a noi, non riusciamo proprio a sognare
questo Sogno, nemmeno nei momenti nei
quali la nostra coscienza si
assopisce per scivolare nell’oblio del
riposo (ammettiamo la nostra condizione di peccatori, perché
l’agnosticismo onirico è il più moderno dei peccati). No, non ci è mai
accaduto. di sognare unioni valutarie o politiche che comportassero sacrifici
inenarrabili e gratuiti.
In questi ultimi anni molti cittadini europei (anche se la dizione è impropria,
perché l’Europa è un concetto, non uno stato) hanno potuto scoprire sulla
propria pelle che il famoso Sogno è
diventato un incubo: Acheronta movebo
Per interpretare questo Sogno, non abbiamo scomodato Freud, ma abbiamo trovato una chiave
di lettura assai migliore nel libro di Alberto Bagnai, dal suggestivo titolo “Il tramonto dell’euro”, che ci pare
compiere un’opera di disvelamento particolarmente efficace.
L’autore ci racconta che le tante parole e
frasi che, negli ultimi anni, hanno riempito ogni angolo dell’etere e della
carta stampata, come “rigore”, “austerità” e, in nome di un destino
immanente, incarnato dalle parole “ce lo
chiede l’Europa”, non siano state altro che una propaganda pervasiva ed
efficace per nascondere il vero volto dei fatti, nascosto dalla “bava essiccata
di generazioni di mentitori di professione” (Renè Daumal). Difatti, la spiegazione è da cercarsi altrove,
in primis nella teoria delle Aree Valutarie Ottimali (il cui acronimo suona
OCA, dall’inglese Optimum Currency Area)
che, per essere tali devono essere caratterizzate da una certa omogeneità tra
le economie dei paesi che ne fanno arte, in particolare il tasso di inflazione,
la politica fiscale, e le politiche del lavoro. Inoltre, le aree economicamente
più deboli devono poter essere sostenute dalla fiscalità generale (tramite trasferimenti diretti e/o
sgravi fiscali, come avviene tra i vari Stati degli USA).
Questo, tuttavia, non è stato il caso dei paesi
aderenti all’unione monetaria europea, come denuncia l’autore:
“ La teoria suggeriva che l’Europa non
poteva essere un’OCA e che il sogno sarebbe diventato un incubo. La decisione
quindi non poteva essere tecnica, doveva essere politica, di quella politica
pelosa che dichiara di volare alto, al di sopra della piatta razionalità
tecnicistica, e quindi induce al sogno, cioè al sonno, i molti, perché questo è
il modo migliore per fare l’interesse dei pochi, di quelli che possono pagare”)
E ancora:
“Quello che inquieta è il disegno politico di
quest’operazione: l’idea che in una democrazia i governanti possano procedere
in modo autonomo, prendendo delle decisioni che costringono i cittadini a “fare
la cosa giusta” imponendo loro dei costi [..]... Dietro al grande “sogno”
europeo si intravede, in realtà un disegno di compressione delle libertà civili
ed economiche delle classi subalterne in nome del famoso vincolo “esterno”
A questo punto tutto il Sogno, appare nella sua
cruda realtà: un esperimento sociale su scala continentale, compiuto dapprima sulla Grecia (punirne
uno per educarne cento) poi, visto il successo ottenuto nell’opera di
distruzione di quel piccolo e sfortunato paese, su numerosi altri (i cosiddetti
PIIGS). I moderni e anaffettivi burocrati
che coordinano questo esperimento, non sono altro che moderne espressioni di
quella “banalità del male” già incarnata in passato da personaggi altrettanto
grigi come Adolf Eichmann. Ma forse
il concetto di Untermenschen non è
solo un ricordo del passato.
Per un
approfondimento di questi temi, ci permettiamo di suggerire il convegno Un'Europa
senza euro: costi e benefici per famiglie e imprese nelle proposte di
economisti e politici europei, che si terrà a Roma il prossimo 12 aprile
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